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Previsioni economiche europee. Primavera 2020

"European Economic Forecast. Spring 2020". La pandemia da COVID-19 e le misure di contenimento adottate ha drammaticamente influito sulla vita e sull'economia europea, con particolare riguardo alla domanda globale, alla catene produttive, all'offerta di lavoro, al fatturato delle imprese, nonché ai flussi di capitale. I dati suggeriscono un crollo mai registrato fin d'ora in tutti i Paesi europei che, per contrastare gli effetti della pandemia, hanno finora posto l'economia in uno stato "di ibernazione". Sulla base di queste considerazioni, il PIL dell'Unione europea è previsto in calo del 7,2%, una diminuzione maggiore rispetto a quella riscontrata durante la crisi del 2009, per tornare in crescita nel 2021, con una stima nell'ordine di sei punti percentuali. Il numero di occupati dovrebbe così risultare, il prossimo anno, inferiore di un punto rispetto a quanto rilevato nel 2019. Tutto ciò in uno scenario di perdurante incertezza, duvuto ai differenti effetti che la pandemia da COVID-19 ha avuto nei Paesi membri. Al di là delle conseguenze per i mercati finanziari e per gli investimenti nel breve e medio periodo, con inevitabili ripercussioni sulla vita quotidiana delle persone, le previsioni circa il mercato del lavoro formulate dalla Commissione europea risentono anche delle misure di contrasto promosse dai Paesi membri, tra cui gli schemi di orario ridotto, i sostegni al reddito per gli autonomi, l'erogazione di liquidità per le imprese. A soffrire maggiormente dagli effetti della crisi sono i lavoratori precari, nonché i giovani in cerca di una prima collocazione professionale. Il tasso di disoccupazione nell'Eurozona è infatti previsto crescere dal 7,5% dello scorso anno, al 9,5%, con i consueti divari territoriali dovuti anche alle debolezze preesistenti in alcuni Paesi membri. Per quanto riguarda il nostro Paese, il deficit sul PIL, ai minimi storici nel 2019, è previsto in crescita fino all'11% nel 2020. Il pacchetto di misure fiscali adottato dall'Esecutivo a marzo 2020 incrementa la spesa pubblica dell'1,2% sul PIL, mentre le misure rientranti nel Patto di stabilità interessano il 3,3% del PIL stesso, mettendo a disposizione fondi addizionali per gli ammortizzatori sociali, la sanità, i lavoratori autonomi e le imprese. Il PIL nel 2020, con una iniziale contrazione in termini reali del 18%, dovrebbe scendere del 9,5% alla fine dell'anno, per poi risalire del 6,5% nel 2021. L'estensione delle misure di sostegno al reddito anche alle categorie generalmente escluse dovrebbe in parte ridurre il rischio di massicci licenziamenti, tuttavia essendo alcune categorie di lavoratori ancora escluse, il rischio è di amplificare le fuoriuscite temporanee dal mercato del lavoro.

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Soggetto emanante: Commissione europea
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Tipologia: Pubblicazioni
Parole chiave: analisi economica   crisi economica   lavoro subordinato   lavoro atipico   lavoro autonomo   mercato del lavoro   finanza pubblica   finanziamenti comunitari   disoccupazione   occupazione  

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